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La cucina non è più quella di una volta: cosa sta cambiando (davvero) nelle nostre case

La cucina non è più quella di una volta: cosa sta cambiando (davvero) nelle nostre case
Marzo 26, 2026
La cucina non è più quella di una volta: cosa sta cambiando (davvero) nelle nostre case
Mangiare sul divano, cenare in meno di 30 minuti, smartphone sempre in mano anche a tavola. Non sono eccezioni: sono la nuova normalità. A dirlo è una ricerca globale IKEA condotta su oltre 31.000 persone in 31 paesi, che fotografa una trasformazione silenziosa ma profonda nel modo in cui viviamo i pasti.
Il tavolo? Non è più il centro del mondo
Meno della metà delle persone — appena il 44% — cena abitualmente seduta a tavola. Gli altri? Chi sul divano (18%), chi in piedi in cucina (4%), chi addirittura a letto (4%). Non è pigrizia: è un segnale di come gli spazi domestici si stiano adattando a ritmi di vita sempre più imprevedibili. Una persona su quattro, nel mondo, dichiara di non avere nemmeno un posto fisso dedicato ai pasti. In UK la probabilità di non possedere un tavolo da pranzo è quasi tre volte superiore alla media globale. Negli Stati Uniti e in Ungheria cresce invece la tendenza a mangiare direttamente a letto.
A che ora si cena nel mondo (e la risposta ti sorprenderà)
La cena media globale è alle 18:44, ma le differenze culturali sono enormi: in Spagna si mangia alle 20:54, in Finlandia già alle 17:17. E comunque, in entrambi i casi, dura poco: per la maggior parte delle persone meno di 30 minuti.
In Italia, la situazione rispecchia il trend globale. Una persona su tre mangia in più di un ambiente della casa, alternando cucina, soggiorno e altri spazi a seconda del momento. Il soggiorno è ormai la prima scelta per oltre il 40% degli italiani.
Schermi a tavola: ormai è la norma
Il 77% degli intervistati non si pone alcun limite nell’uso dei dispositivi elettronici durante i pasti. Il 54% guarda la TV quando mangia da solo, ma il dato più sorprendente è un altro: il 40% lo fa anche in compagnia.
In Italia, più della metà delle persone tiene la televisione accesa mentre cena. Lo smartphone è presente quasi sempre, anche quando il pasto è condiviso. Fare altro mentre si mangia non è più l’eccezione: è diventata la regola.
Il paradosso della connessione
C’è però una tensione interessante che emerge dai dati. Da un lato le abitudini si frammentano; dall’altro il 60% delle persone considera ancora molto importanti i momenti di connessione vissuti a tavola. In Italia, oltre un terzo degli intervistati vorrebbe cenare più spesso insieme alle persone con cui vive.
Il problema è quasi sempre organizzativo: orari che non si allineano, lavoro, studio. Tra Gen Z e Millennials, il 38% e il 33% rispettivamente citano la mancanza di tempo come principale ostacolo. Il desiderio di convivialità c’è, ma fatica a diventare pratica quotidiana.
La cucina sotto pressione
Solo il 29% delle persone è soddisfatto della propria cucina come spazio fisico. Le frustrazioni più comuni? Mancanza di spazio per riporre gli oggetti (25%) e poche superfici di lavoro (25%). A soffrirne di più sono i giovani: il 56% della Gen Z afferma di avere una cucina che non rispecchia il proprio stile di vita. Gli spazi non riescono a tenere il passo con il modo in cui le persone vivono davvero: cucinare, mangiare, lavorare, fare una pausa, tutto nello stesso posto e spesso tutto insieme.
Cosa ci dice tutto questo
La ricerca IKEA non racconta un declino del valore del cibo — anzi. Conferma che mangiare insieme resta uno dei gesti relazionali più potenti che abbiamo. Ma ci dice anche che le forme con cui lo viviamo stanno cambiando velocemente, e che case, abitudini e aspettative spesso non sono ancora allineate. La cucina del futuro — e del presente, in realtà — è uno spazio flessibile, multifunzionale, capace di adattarsi a giornate caotiche senza rinunciare a un’atmosfera accogliente. Non più solo il luogo in cui si cucina, ma quello in cui ci si ritrova. Anche solo per venti minuti, anche con la TV accesa.
Fonte: Life at Home Report – IKEA, febbraio 2026. Ricerca condotta su 31.000+ persone in 31 mercati.


