
I tappeti diventano la nostra memoria, tra vissuto, emozioni e ricordi.
Luglio 29, 2025
Giulio Caponi vive oggi una stagione artistica di straordinaria intensità e fecondità. Ogni sua opera, unica e irripetibile, affiora dai ricordi che la sua anima esplora. Che vengano espressi con cartoline, figurine di animali, paesaggi esotici, o pensieri astratti, ogni tappeto nasce da un gesto d’impulso creativo. Un gesto che prende forma in uno schizzo ad acquarello, poi tradotto con cura artigianale sul supporto tessile attraverso il ricamo — punto croce o punto erba. I linguaggi familiari, scolastici, i frammenti di memoria vengono scomposti in attimi, ricuciti punto dopo punto fino a formare veri e propri monumenti tessili.
CARTOLINE, per raccontare una storia immaginaria: «Con la cartolina, quando scrivo, comincio ad inventare brevi messaggi che, dopo lunghi giorni di viaggio, arriveranno ad un destinatario che avrei voluto conoscere. Indirizzi inventati tra francobolli e timbri emessi dalla mia casa editrice. Immagino delle corrispondenze impossibili a volte quando la cartolina non era ancora stata inventata oppure tra personaggi vissuti in epoche differenti, alcuni defunti, altri vivi, come ‘A Giulietta’: Romeo scrive alla sua amata dopo aver incontrato Shakespeare.» Giulio Caponi
Mentre la serie TRASFERELLI «È un omaggio ai tatuaggi temporanei della mia infanzia che si trasferivano dalla carta alla pelle con un po’ d’acqua. Ricordo ippopotami, coccodrilli, animali di fantasia, draghi, mangrovie, piante e fiori. Un must per sentirsi un vero giovane pirata!» Giulio Caponi
Infine, ci sono tappeti nati nella frazione di un istante, senza percorso logico o retropensiero. Questi sono gli ASTRATTI «Ci sono anche pezzi unici che nascono d’impulso, come Passo Cadenzato, pura fantasia dove la forma prende vita in libertà sul feltro. Oppure l’omaggio a personaggi come Verner Panton, indiscusso protagonista del design e dell’architettura del Novecento, con un tappeto il cui tratto circolare si mescola a parole che diventano esse stesse disegno.” Giulio Caponi



